Talk durante la Notte Europea della Ricerca all'Università di Verona, con il pubblico di spalle davanti al palco

Imparare a nuotare. L’educazione finanziaria in Italia tra la mappa del Comitato e l’energia dei territori

Venerdì 25 settembre, a Verona, sotto il Loggiato di Fra Giocondo, un professore del Dipartimento di Scienze Economiche ha a disposizione dieci minuti. Spiega a chi passa che ogni scelta quotidiana, anche quando non ce ne accorgiamo, è una scelta finanziaria, e che in Europa l’alfabetizzazione finanziaria resta bassa nonostante gli sforzi delle istituzioni. Intorno a lui altri colleghi docenti parlano di antibiotici, di fotosintesi, di libri annotati dai lettori del passato.

Il dato che colpisce è dove si parla di educazione finanziaria: nel programma della Notte della Ricerca, accanto alle altre scienze, in mezzo alla piazza. Non è più un tema per soli addetti ai lavori o per adolescenti nelle aule di una scuola. Per capire da dove venga questo movimento, partiamo dalla mappa.

La mappa: il Comitato e le “Due I”
L’ultima Relazione al Parlamento del Comitato per la programmazione e il coordinamento delle attività di educazione finanziaria (Comitato Edufin) copre il secondo semestre 2025 e il primo semestre 2026. Racconta la missione con una metafora: l’alfabetizzazione finanziaria è un oceano da navigare e ci sono cittadini che non sanno nuotare. Il compito per il Comitato è duplice. Da un lato riconosce chi offre buoni “corsi di nuoto”, cioè iniziative idonee, di qualità. Dall’altro promuove inclusione e sensibilizzazione, perché nessuno prenda il largo senza sapere di non saper nuotare. Sono le “Due I”: idoneità e inclusione.

Il quadro è in movimento. La legge 88/2026 ha rafforzato il Comitato, con l’ingresso della Guardia di Finanza e la possibilità di avvalersi di esperti esterni. Ha inoltre aperto due porte: l’ampliamento degli attori coinvolti nei protocolli per le scuole e le iniziative direttamente nei luoghi di lavoro.

I numeri dicono che la domanda c’è. Nel Mese dell’Educazione Finanziaria 2025 le proposte valutate sono state 1.243 e 1.123 quelle approvate, con studentesse e studenti come pubblico prevalente. Alla Global Money Week 2026 le iniziative sono state 351. E dopo la legge che ha portato l’educazione finanziaria nell’educazione civica, il 71,3% degli istituti di istruzione secondaria di secondo grado ha già avviato dei percorsi.

I territori: i corsi di nuoto stanno nascendo
Se la mappa è nazionale, i corsi di nuoto nascono ovunque, e non tutti si somigliano.

• Università e ricerca. Gli atenei portano l’educazione finanziaria nelle piazze, nelle aule aperte, in laboratori pensati per adulti e per scuole, e la collegano ad altri grandi temi come la sostenibilità.
• Istituzioni locali e comunità. I Comuni e i loro centri di comunità offrono incontri di prossimità, spesso condotti da volontari formati, dedicati alle spese quotidiane e alla prevenzione delle truffe.
• Associazioni. Le associazioni di categoria e del terzo settore propongono percorsi introduttivi, spesso interattivi, che partono dai dubbi delle persone più che da lezioni frontali.
• Mondo del lavoro. Cominciano a comparire corsi per persone occupate, proprio nella direzione che la nuova legge ha appena aperto.
• Scuole. Sono il luogo dove la domanda è più visibile, anche grazie all’insegnamento introdotto nel 2024.

Ci sono poi due esperienze con una lunga storia alle spalle, che meritano una menzione.

La FEduF, la Fondazione per l’Educazione Finanziaria e al Risparmio, nata da un’iniziativa del sistema bancario, ha costruito nel tempo una struttura propria: sul suo sito compaiono un comitato scientifico, un comitato di consultazione e un advisory board. Lavora con il Ministero dell’Istruzione per portare programmi didattici nelle scuole di ogni ordine e grado, e propone strumenti anche per gli adulti.

Il Museo del Risparmio, a Torino, promosso da un gruppo bancario, è un luogo pensato perché l’educazione finanziaria diverta invece di annoiare, con un percorso interattivo e un’offerta didattica ricca. Per le scuole ci sono percorsi e laboratori, webinar per docenti, formazione scuola-lavoro e attività dedicate alle fasce fragili; per tutte le età, app e podcast.

Entrambe ricordano che l’origine di un’iniziativa non è il criterio decisivo. Il Comitato indica altro: qualità, gratuità, assenza di conflitti d’interesse. Educare non significa pubblicizzare né vendere.

Cosa manca per unire le due sponde
Il sistema è ancora in costruzione, e lo dicono anche i numeri. Le iniziative riconosciute con il “Bollino di qualità” sono per ora dodici. Il Vademecum Blu, che ne definisce i criteri, è operativo dal 2025: non parliamo quindi di un ritardo, ma di un percorso appena iniziato. Restano da mappare le esigenze degli adulti e dei policy maker, con due indagini ancora in fase di definizione.

Una tappa importante è arrivata proprio alla fine di settembre. Il 29, al Ministero dell’Economia e delle Finanze, si sono svolti gli Stati Generali dell’Educazione Finanziaria, dedicati al tema “l’educazione finanziaria come nuovo bene pubblico” e rivolti ai soggetti che hanno realizzato iniziative riconosciute dal Comitato.

Come partecipare
Per chi organizza iniziative c’è una scadenza vicina: la partecipazione con un evento gratuito alla nona edizione del Mese dell’Educazione Finanziaria, che si svolge dal 1° al 30 novembre. Il tema è “Educazione finanziaria: oggi per il tuo domani”. È il modo più semplice per entrare nella mappa e diventare uno dei tanti corsi di nuoto che stanno nascendo.

Ma di questo e non solo ne parleremo molto presto sul sito e sui canali social de Il Salvadanaio.

Foto di copertina: Università di Verona, Notte Europea della Ricerca.


Bussola con i due poli Idoneità e Inclusione su una mappa a onde.

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